Io ci metto la faccia…

      2 commenti su Io ci metto la faccia…

Io ci metto la faccia. Dovrebbe essere il motto di chi chiede di cambiare qualcosa o che crede di poterlo fare, mentre, spesso, ci si attende che le cose mutino (in meglio) sperando che il cambiamento si realizzi solo grazie all’opera svolta da altri. Purtroppo non basta sperare e non è sufficiente attendere che qualcuno si muova al posto nostro. Una persona, molto più importante di me, pronunciò questa frase: <<Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così, solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche ed incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è, allora, che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare.>>. Ogni giorno il nostro Comitato di Quartiere riceve richieste dai concittadini per le esigenze più disparate: dalla segnalazione delle buche stradali alla mancata raccolta dei rifiuti urbani. Come dire: c’è il Comitato che deve attivarsi per risolvere questi problemi. E’ vero, è così: c’è un Comitato di Quartiere che ascolta, elabora e si attiva per rispondere alla cittadinanza. E’ altrettanto vero, però, che i risultati si raggiungono quando esiste una coesione di intenti ed una partecipata cooperazione tra cittadini. E’ necessario metterci la faccia e lo dovremmo fare tutti perché il cambiamento avviene solo quando ci si rimbocca le maniche e nel caso del nostro Quartiere le maniche da rimboccare devono essere molte perché possa avvenire il cambiamento sperato; dopo anni di rassegnazione. Serve l’evoluzione della cittadinanza, da passiva ad attiva verso la risoluzione dei problemi del Quartiere. Evoluzione è sinonimo di “cambiamento”. Tutto ruota su questo concetto e, prendendo spunto dalla natura, gli essere sociali che popolano questa terra si aggregano per conseguire vantaggi a beneficio sia del singolo membro sia per tutta la collettività. Noi esseri umani abbiamo poi introdotto il concetto di democrazia: si persegue ciò che è votato con una maggioranza a costo di scontentare il singolo, ma questo è un altro argomento. Mi preme invece ribadire la necessità di far evolvere questo Quartiere, e non certo per fini personali. Ormai il Comitato esiste da più di un anno e in questo lasso di tempo ho dovuto ascoltare critiche, anche piuttosto pesanti, circa le motivazioni che mi avrebbero spinto a creare questo CdQ (Comitato di Quartiere): qualcuno riteneva che mi fossi reso parte attrice e promotrice per la costituzione del CdQ per fini politici…nulla di più falso, sono ancora sul mio lavoro e lo continuerò a fare per molti anni. Altri hanno ipotizzato che mi sono reso parte promotrice per la costituzione del CdQ Romanina per fini commerciali, anche qui sbagliavano. La motivazione alla base del mio attivismo (apolitico) per la costituzione del CdQ Romanina si trova in argomentazioni molto più semplici e molto più importanti: sono un padre di due, figlie una di di 12 anni, e una di 11 mesi. Per i primi 12 anni della mia prima figlia, vissuti qui alla Romanina, ho visto trascorrere il tempo senza che cambiasse nulla in questo Quartiere: sviluppo nullo, urbanizzazione nulla, progetti nulli o annullati (Centralità Romanina). Con la seconda figlia ho voluto metterci la faccia, come sto facendo ora. Ho capito che per cambiare le cose qualcuno doveva provare a rimboccarsi le maniche e tentare di percorrere la strada, lunga e tortuosa, del cambiamento (con assoluta modestia ed umiltà). Con mio stupore oltre 150 persone, tra amici e conoscenti, hanno sposato, in una settimana, questa idea ed abbiamo ottenuto il riconoscimento del CdQ Romanina  dal  VII Municipio quale associazione operante unicamente a tutela e rappresentanza dei cittadini del Quartiere e ringrazio tutti coloro che mi hanno corrisposto la loro fiducia (che ritengo uno dei beni più preziosi che un uomo possa ricevere nel corso della propria esistenza). Un ringraziamento particolare devo farlo ai membri del Direttivo del nostro CdQ e ai suoi Consiglieri che si sono attivati affinché il CdQ potesse disporre di un coordinamento ed un nucleo “duro” con il quale cominciare a lavorare per questo territorio della Romanina. Il ruolo dei consiglieri e del Direttivo è essenziale tanto quanto lo è l’acqua per una pianta. Non è facile scrivere un post di questo tipo in un sito dedicato ad un CdQ e non mancheranno le critiche, ma anche in questo caso mi assumo le mie responsabilità mettendoci la faccia. Non amo esporre la mia faccia su internet perché non sono alla ricerca di consensi né ho alcun altro fine se non quello di provare, con assoluta umiltà, a cambiare il nostro Quartiere “dormitorio”. Ho due motori che spingono verso l’auspicato cambiamento del Quartiere: le mie figlie.

Anche qui è facile “sparare” tesi, che potrebbero essere di cattivo gusto come qualcuno certamente farà ritenendo e congetturando che, per chissà quale fine, si possa strumentalizzare anche il “bene famiglia”.

Auspicando che ciò non avvenga, vorrei tornare, ferme restando le premesse espresse, all’argomento principale di questo post.

Il nostro Quartiere, da quindici anni, è stato assente alle discussioni municipali. Forse non tutti sanno che esistono delle Commissioni Municipali che rappresentano lo strumento tramite cui l’istituzione si confronta pubblicamente con gli abitanti di un territorio per votare, nei consigli municipali, le scelte proposte o dalla popolazione o dagli schieramenti politici. Il Quartiere Romanina è sempre stato assente a queste discussioni fino a quando non è stato costituito questo CdQ che si è cominciato ad opporre alla logica consolidata secondo la quale è stata lasciata ad altri la scelta delle nostre sorti, direttamente o indirettamente (questo ne è un esempio, leggi).

E’ giunto quindi il momento di cambiare, di evolversi appunto, e per farlo serve la presenza del territorio: la tua presenza, il tuo sostegno, le tue proposte.

Le assemblee pubbliche sono lo strumento con il quale un CdQ raccoglie le esigenze della popolazione e le riporta al Municipio affinché si possano risolvere, ad esempio, dei problemi. Questa è la logica democratica che dovrebbe governare il processo delle decisioni municipali, soprattutto per onorare la tanto acclamata democrazia partecipata.

Molto spesso corrono nelle strade delle “voci” solo per sentito dire che non hanno alcun fondamento pratico; semplicemente si riportano per “sentito dire”. E’ il caso della Centralità Romanina. Questa è la voce di corridoio che ha viaggiato per le nostre strade negli ultimi anni: no alla Centralità Romanina perché significa buttare solo altro cemento.

Nulla di più sbagliato. Nulla di più falso. E’ vero che bisogna EVITARE di buttare cemento “a caso”, è vero che deve essere rispettato il paesaggio; ferme restando queste premesse è anche vero che la Centralità Romanina avrebbe previsto anche la realizzazione di una metro di superficie quale collegamento con la metro A, concedendo quindi libertà ed autonomia alla nostra popolazione e a quelle limitrofe (es. Ponte Linari, Morena etc.).

Semplicemente sarebbe stato necessario che il nostro territorio, anziché pronarsi alle decisioni di altri, si fosse reso parte attrice del processo decisionale per tramite della sua rappresentanza territoriale: il Comitato di Quartiere, ma questo non c’era.

Le decisioni che impattano un territorio si concordano, ma non si blocca un progetto di immense proporzioni qual è quello della Centralità Romanina solo perché si teme la cementificazione del territorio.

Facciamo un esempio concreto: il terreno su Via Biagio Petrocelli alla parte opposta delle Officine Marconi è stato cementificato senza alcuna ratio, doveva e poteva essere il Nuovo Corso d’Italia con negozi lato strada. Mentre è stato cementificato senza alcun rispetto delle esigenze della popolazione e del suo sviluppo. Tanti piccoli costruttori hanno realizzato un mosaico di palazzi senza una programmazione urbanistica e ne è prova l’assenza di attività commerciali sulla strada di Via Biagio Petrocelli. Il progetto era diverso, molto diverso ed è bene precisare che il diritto di superficie è del Comune di Roma, lo sappiamo bene noi della Romanina “nuova”. Tradotto significa: il terreno è stato concesso dal Comune di Roma a tanti piccoli costruttori per consentire…una cementificazione senza rispetto dell’urbanistica né del paesaggio, né delle esigenze sociali di una popolazione GIOVANE.

Però, stranamente, è stato bloccato sul nascere il progetto della Centralità Romanina che, invece, poteva essere rivisto in collaborazione con i territori (tutti quelli interessati) per evitare la cementificazione “di massa” temuta; ma ne avremmo tratto beneficio perché erano previste realizzazioni di opere all’avanguardia nella tecnica e nella sostanza: metro di superficie, spazi per consentire alla popolazione di vivere il suo territorio.

Sfatiamo quindi le voci di corridoio, soprattutto considerando la recente innovazione relativa al decentramento urbano (leggi).

Fatti i danni è necessario, ora, procedere a realizzare ciò che è realizzabile sul nostro territorio e per farlo basta la partecipazione attiva dei cittadini.

Per inciso: il nostro Quartiere è uno dei pochissimi a non disporre di una casa del quartiere o di un punto di aggregazione, quale potrebbe essere il parco della Romanina (non utilizzabile per mancanza dell’illuminazione pubblica).

Siamo stanchi, è vero.

Siamo rassegnati, è vero.

Pensiamo che le cose siano decise dall’alto senza che qualcuno possa prendere in considerazione le nostre proposte: FALSO, FALSO, FALSO!

Lavoriamo tutti e tutti abbiamo degli impegni imprescindibili (lavoro, famiglia, figli) ma basta un po’ del tempo di ognuno per cambiare le cose in questo territorio.

L’appello va quindi ai miei concittadini: metteteci la faccia, informatevi e attiviamoci affinché questo territorio possa offrire ai nostri figli un futuro.

Io ci metto la mia faccia per far cambiare le cose, anche scrivendo questo post, e non mancheranno le critiche. E tu?

Fabrizio Di Meo

Presidente CdQ Romanina

2 thoughts on “Io ci metto la faccia…

  1. Cristina pietrucci

    Sono un’abitante della Romania nuova vorrei porre il problema sul terreno occupato dal Pecoraro .oltre ad essere tenute malissimo quelle povere bestiole che belano in continuazione per mancanza di cibo e altrettanto i cani che vengono nutriti solamente da una signora volontaria da anni , la puzza alcune volte è insopportabile. L’altro giorno sono intervenuti i vigili perché avevano dato fuoco alle pellicce delle pecore. So che il terreno è del Sig. Scarpellini che sicuramente non è a conoscenza di ciò che succede. Possibile che mai nessuno va a controllare dentro questo campo? Molte volte sono state trovate pecore morte.possibile che quando si tratta di Pecorari nelle usll c’è questa omertà. Riordo che se non pulito il terreno dove risiedono gli animali ci sono molti pericoli tra cui le zecche. alcune persone hanno dettoinoltre che gli agnellino sono magrissima perché le madri non producono latte per mancanza di latte. Vorrei allora chiedervi se è possibile fare qualcosa

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *

*