Romanina: qualcosa sta cambiando

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Due sono stati gli eventi ospitati presso la scuola Matisse di Via Gregoraci, occasioni preziose per creare quella rete sociale che, da sempre, è mancata alla Romanina. Per qualcuno potrà essere insignificante, mentre per chi ha partecipato (circa 200 persone al primo evento) è stata una vera e propria occasione per conoscersi e per condividere le problematiche vissute dal quartiere. Ottenere questa partecipazione, a scuole chiuse, è un successo; lo possiamo dire a gran voce e prova l’esigenza della popolazione di disporre di spazi e di luoghi di aggregazione sociale. Occasioni simili si ripeteranno a partire da settembre grazie alla collaborazione con il Comitato Genitori, l’Istituto Comprensivo Raffaello (scuole), il presidio di Libera Rita Atria, la rete #NoBavaglio, Libera, Rete dei Numeri Pari, #QuelliDelROxyBar, Cinecittà Bene Comune, l’Ordine dei Giornalisti, CGIL Sezione Roma Sud Questo sito del Comitato di Quartiere Romanina elencherà le date della successiva programmazione. Intanto il 6 luglio è previsto un incontro con le citate realtà che servirà a programmare le attività successive. Alla Romanina si delinea una nuova frontiera: quella della coscienza civica, della voglia di creare una rete sociale finalizzata a riscattare questo territorio dopo decenni di abbandono. Il problema del quartiere è, primariamente, l’assenza cronica delle Istituzioni (da sempre) a discapito della popolazione residente e di quella composta dai piccoli imprenditori penalizzati dalla presenza non solo dei centri commerciali, ma anche dall’assenza di collegamenti con la vicina metro Anagnina (per soli 300 metri). La Romanina “ospita”, a Via Francesco Antolisei, una delle più grandi comunità di rifugiati politici (e non) nel Selam Palace di cui parlammo già nel 2015, prima ancora che questo CdQ fosse costituito. Sporadicamente il nostro Municipio prende in esame la grave situazione umanitaria che si compone nel panorama della complessa realtà vissuta dalle persone “ospitate” nel Selam Palace, senza tuttavia addivenire a nulla. Il malessere che permea le pareti di questo palazzo si è tragicamente manifestato con due suicidi il primo avvenuto nel 2015, il secondo nel 2018. Come a nulla si giunge relativamente all’abbandono del parco della Romanina nonostante la raccolta di 581 firme depositate presso la Presidenza del Municipio VII

Non servono più appelli, non servono più colloqui, serve solo ciò che stiamo realizzando: occasioni di aggregazione sociale con il supporto delle citate organizzazioni. Questo è il punto di partenza: conoscerci, condividere, programmare al fine di far comprendere alle Istituzioni che questo territorio esiste, è vivo e popolato da PERSONE che attendono, da sempre, delle risposte.

Nel complesso panorama della Romanina si delineano all’orizzonte due macro problemi: da una parte quelli vissuti dalla porzione di quartiere, chiamiamola vecchia, e dall’altra dalla porzione di quartiere “nuova”. Due realtà unite da questo Comitato di Quartiere tramite il suo atto costitutivo; perché i problemi di un micro territorio non devono essere separati da interessi disgiunti né dalla storia. Sarebbe troppo lungo e complicato entrare nei dettagli delle due realtà, ma lo faremo certamente.  Qui preme sottolineare che la speculazione edilizia degli anni ’90 e 2000, senza alcuna programmazione urbanistica concreta, ha portato danni enormi alla cittadinanza della Romanina (tutta, vecchia e nuova). In più si aggiunge, per la zona 167, la beffa dei prezzi massimi di cessione e dell’affrancamento che impediscono alla popolazione di vendere a prezzo di mercato il proprio immobile o anche solo di affittarlo a prezzo di mercato. Da una parte, quindi, i residenti 167 sono penalizzati dalla mancata realizzazione delle opere necessarie a garantire la creazione di un tessuto sociale, dall’altra sono stati beffati da Roma Capitale che impone l’affrancazione e i prezzi massimi di cessione; due criteri mal gestiti fin dall’inizio.

Uniamo questi elementi:

  1. isolamento del quartiere
  2. scarsa urbanizzazione
  3. impossibilità di vendere a prezzi di mercato
  4. mancanza di luoghi di aggregazione sociale

Quale prospettiva hanno le giovani generazioni?

Per rispondere a queste domande stiamo organizzando gli eventi citati in questo post. Serve la collaborazione di tutti. Non perdiamo le speranze!

Il motto è: fare cultura e informazione

Fabrizio Di Meo

Presidente CdQ Romanina

 

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